Mission

L’avvento di nuove tecnologie e la digitalizzazione dell’economia, le sfide poste dai cambiamenti demografici e ambientali, i nuovi scenari della competizione economica su scala globale stanno scuotendo i paradigmi novecenteschi di produzione e le dinamiche tradizionali delle relazioni industriali. Sono processi il cui impatto è riconosciuto a livello internazionale, come testimoniano le iniziative dell’ILO sulla Just Transition e l’enfasi della Commissione europea sul rafforzamento del pilastro sociale dell’Unione. In Italia cresce l’attenzione di sindacati e associazioni datoriali ai processi di trasformazione del mondo del lavoro, che hanno fornito il contesto entro cui delineare il rinnovo del contratto dei metalmeccanici del 26 novembre 2016 e, da ultimo, il “Patto della Fabbrica” tra Confindustria, Cgil, Cisl e Uil. Alla base di queste iniziative sta la convinzione che la rappresentanza e le relazioni industriali possano giocare un ruolo determinante per la modernizzazione del mercato del lavoro e per la crescita sostenibile delle economie nazionali. In ambito accademico, del resto, c’è consenso sulla capacità connaturata al diritto delle relazioni industriali di massimizzare gli interessi in gioco nei rapporti di lavoro, favorendo un bilanciamento sostenibile tra le diverse ma convergenti esigenze di efficienza e produttività, partecipazione e giustizia sociale.

 

Eppure, il tema della contrattazione collettiva per la produttività e lo sviluppo sostenibile, stenta ancora a decollare sul piano pratico. Si diffondono, all’opposto, forme di dumping contrattuale che frenano anziché promuovere la crescita qualitativa dell’economia e il progresso della società. Molteplici sono le ragioni, anche di tipo culturale, che spiegano i ritardi nel nostro Paese. Tra queste vi è la mancanza di studi di benchmark e approfondimenti qualitativi su quanto sino qui realizzato nei territori e nelle aziende, e forse ancor di più, di negoziatori a livello aziendale e in parte anche territoriale capaci di interpretare il nuovo che avanza e tecnicamente attrezzati per tradurlo in accordo. Pesa, probabilmente, una concezione ancora monistica dell’attività di fare impresa che non vede nel pluralismo della contrattazione e della partecipazione un asset strategico per coniugare obiettivi economici con la qualità del lavoro e garantire così risultati di lungo periodo.

 

Con questo sito, realizzato nella modalità della cooperative platform, ADAPT intende contribuire a colmare questa lacuna in modo da fornire a uomini e donne di azienda, sindacalisti e operatori delle relazioni industriali una analisi di benchmark e la strumentazione essenziale per avviare il cambiamento da tanto tempo atteso sul versante della produttività e dello sviluppo sostenibile. Ciò secondo una filosofia delle relazioni industriali – da cui peraltro nasce, per intuizione del professore Marco Biagi, la stessa esperienza di ADAPT – volta a coniugare l’aspetto distributivo delle tecniche del diritto del lavoro con quello delle dinamiche della produzione e della crescita. I rapporti ADAPT sulla contrattazione collettiva, proponendo una ricostruzione dei cambiamenti in corso attraverso le lenti degli accordi collettivi, sono la principale risposta a questi obiettivi e la colonna portante della nostra mission.