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Ancora sul dumping contrattuale: nuovi spunti di riflessione dalla relazione della Commissione Garanzia Sciopero e dal rinnovo del CCNL pulizia / multiservizi

Ancora sul dumping contrattuale: nuovi spunti di riflessione dalla relazione della Commissione Garanzia Sciopero e dal rinnovo del CCNL pulizia / multiservizi

Bollettino ADAPT 16 giugno 2025, n. 23

 

Anche la relazione annuale della Presidente della Commissione di garanzia per l’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici, professoressa Paola Bellocchi, presentata a Palazzo Montecitorio lo scorso 12 giugno a margine della pubblicazione della relazione sulla attività svolta dalla Commissione nel corso del 2024, ci offre una preziosa occasione per tornare a parlare di dumping contrattuale e di contratti c.d. pirata, espressione quest’ultima sdoganata anche sul piano tecnico, come sottolineato in un precedente contributo, dalla magistratura (G. Piglialarmi, M. Tiraboschi, I contratti c.d. “pirata”: dal Tribunale di Roma un importante chiarimento, in Bollettino ADAPT del 9 giugno 2025, n. 22). Perché la contrattazione c.d. pirata impatta non solo sui trattamenti economici e normativi dei lavoratori, ma anche sul corretto funzionamento del nostro sistema di relazioni industriali (partendo dai perimetri contrattuali sino ad arrivare alla erogazione di servizi per lavoratori e imprese tramite fondi e organismi bilaterali) e, conseguentemente, sulla conflittualità del lavoro.

 

Il fenomeno riguarda certamente le sigle minori e prive di requisiti minimi di rappresentatività. Fenomeni di dumping si alimentano tuttavia anche all’interno dei sistemi contrattuali più rappresentativi. Secondo la Commissione di garanzia, lungo la filiera dei servizi per l’igiene ambientale o dei servizi ospedalieri ove si fa ampio ricorso alle esternalizzazioni (tramite appalti e subappalti), non poche imprese utilizzano CCNL con un ambito di applicazione trasversale – tra i quali spicca proprio il CCNL servizi di pulizia, servizi integrati / multiservizi – che alimentano meccanismi di concorrenza al ribasso. Da qui derivano anomalie e crescenti conflittualità rispetto all’utilizzo improprio di questo contratto collettivo.

 

È pertanto di grande rilievo la scelta compiuta dalle organizzazioni datoriali e sindacali in occasione del rinnovo del CCNL pulizia / multiservizi dello scorso 13 giugno 2025 (senza però la firma di ANIP, la federazione di settore del sistema Confindustria) che affidano a una apposita commissione paritetica il compito di affrontare il nodo della attuale applicazione di questo contratto, utilizzato talvolta in dumping per coprire (a minor costo) “segmenti” di attività e prestazioni lavorative presenti in altri contratti di settore (si veda, con riferimento al rinnovo del 2021, G. Piglialarmi, Il rinnovo del CCNL Multiservizi e l’occasione mancata per gestire il dumping interno, in Bollettino ADAPT 19 luglio 2021, n. 28). Scopo della commissione sarà quello di pervenire a «un dimensionamento più stringente della sfera di applicazione del contratto con, al termine dei lavori la conseguente riduzione delle attività individuate ed analizzate della sfera di applicazione» (così l’art. 1, rubricato Sfera di applicazione, dell’accordo di rinnovo del contratto servizi di pulizia, servizi integrati / multiservizi che attualmente, secondo i dati dell’archivio nazionale dei contratti del CNEL, trova applicazione a oltre 10mila imprese e circa 400milla  lavoratori).

 

Ci pare questo un importante atto di responsabilità da parte degli attori (comparativamente) più rappresentativi del nostro sistema di relazioni industriali perché la lotta contro il dumping contrattuale e la contrattazione pirata è possibile solo attraverso un loro impegno diretto, che è poi il miglior terreno per il sindacato storico per (ri)trovare le ragioni dell’unità, accerchiati come sono da una miriade di soggetti che tradiscono il significato del fare sindacato almeno come pensato e tutelato dalla nostra Carta costituzionale.

 

Ed infatti questi contratti pirata non di rado tendono a diventare contratti “corsari” in quanto direttamente o indirettamente legittimati dalla politica e da atti amministrativi con il rilascio di codici e “patenti” pubbliche (si veda, recentemente, la Risoluzione n. 34/E della Agenzia delle entrate dello scorso 4 giugno 2025, avente per oggetto l’istituzione delle causali per il versamento, tramite modello F24, dei contributi all’INPS da destinare a enti bilaterali di sistemi minori che, a nostro personale avviso, non sono tuttavia riconducibili alla definizione di cui all’articolo 2, comma 1, lett., h) del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276).

 

Tra i settori più critici v’è indubbiamente il terziario di mercato dove si registrano una miriade di contratti collettivi ed enti bilaterali, pochi dei quali tuttavia riconducibili ai sistemi di contrattazione collettiva più rappresentativi sul piano comparato. Di questo settore ci siamo occupati nel corso degli ultimi cinque anni con una ricerca che ora è confluita nei due volumi “Fare contrattazione nel terziario di mercato – Effettività delle tutele e contrasto al dumping contrattuale”, attraverso cui cerchiamo di fornire un contributo di conoscenza sul fenomeno del dumping contrattuale e sugli effetti concreti che ne derivano.

 

La ricerca verrà presentata a Roma il prossimo 17 giugno nell’ambito di una tavola rotonda su “Tutele del lavoro, retribuzioni e dumping contrattuale. Il caso del terziario di mercato”, che vedrà la partecipazione di Paolo Andreani (Uiltucs UIL), Davide Guarini (Fisascat CISL), Fabrizio Russo (Filcams CGIL), Mauro Lusetti (Confcommercio).

 

Come ricercatori restiamo a disposizione di federazioni di categoria e associazioni territoriali per nuove ricerche sul fenomeno del dumping contrattuale e della contrattazione pirata, forti della consapevolezza che la conoscenza del fenomeno impone uno stretto confronto e dialogo con gli attori della rappresentanza.

 

Giovanni Piglialarmi

Ricercatore Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia

ADAPT Senior Fellow

@Gio_Piglialarmi

 

Michele Tiraboschi

Università di Modena e Reggio Emilia

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Cronaca sindacale (13 maggio – 26 maggio 2025)

Cronaca sindacale (13 maggio – 26 maggio 2025)

Bollettino ADAPT 26 maggio 2025, n. 20

 

Contrattazione collettiva

 

Diversi sono i rinnovi contrattuali degni di nota delle ultime due settimane. È del 20 maggio il rinnovo del Ccnl Edilizia Artigianato firmato dalle sigle sindacali Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil con le datoriali di Anaepa Confartigianato, Confapi Aniem, Claai costruzioni, Cna costruzioni. L’accordo prevede un aumento di 178€ sui minimi al primo livello nel comparto artigiano per oltre 400mila lavoratori del settore e 50mila imprese. (qui la comunicazione da Filca-Cisl)

 

Dopo 18 mesi di trattative, è stata firmata il 22 maggio l’ipotesi di rinnovo del Ccnl per la Mobilità/Attività ferroviarie firmata da Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl Ferrovieri, Fast Confsal e Orsa Ferrovie con Agens e accompagnata dall’ipotesi di rinnovo del contratto aziendale di secondo livello del Gruppo FS. Entrambi i contratti erano scaduti a fine 2023. Il nuovo contratto riguarda oltre 90mila lavoratori e prevede un aumento medio di 230€ mensili, in tre tranche tra giugno 2025 e giugno 2026 e una tantum di 1000€. (fonte) In una nota, la società indica come elemento qualificante il rafforzamento del sistema di welfare aziendale, l’adeguamento dei regimi di orario e organizzazione del lavoro e l’istituzione di una commissione paritetica per innovazione e intelligenza artificiale. (fonte)

 

Il 16 maggio è stata siglata l’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto nazionale degli addetti agli impianti di trasporto a fune. Il contratto, rinnovato il 30 aprile 2025 a un mese dalla sua scadenza, interessa circa 15.000 tra lavoratrici e lavoratori, ed è stato sottoscritto da Filt Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e Savt con Anef, l’associazione datoriale di riferimento. L’intesa sarà illustrata in incontri con lavoratori e lavoratrici nelle prossime settimane. (qui le comunicazioni di Filt-Cgil e Fit-Cisl)

 

Il 19 maggio è stata trovata un’intesa tra Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs e la Fiaip (Federazione Italiana Agenti Immobiliari) sul nuovo Ccnl applicato ai circa 60 mila dipendenti di Agenti immobiliari, mandatari a titolo oneroso e mediatori creditizi. L’aumento sui minimi contrattuali sarà di 200€ al livello medio e prevede anche un’una tantum di 200. C’è intesa anche su miglioramenti sul fronte normativo e sull’istituzione di una commissione paritetica sulle pari opportunità. (fonte Fiaip)

 

Altri tavoli rimangono invece aperti. È questo il caso della trattativa per il rinnovo del contratto Farmacie Private. Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs dichiarano che la trattativa con Federfarma si è interrotta in ragione della proposta di incremento salariale di sole 120 € formulata dalla stessa Associazione. Le organizzazioni sindacali sottolineano come la questione dell’aumento salariale sia stata al centro degli ultimi incontri con la controparte datoriale, che non ha manifestato intenzioni di andare incontro alla loro proposta, mantenendo il punto su una cifra giudicata dalle associazioni sindacali troppo modesta per coprire un intero triennio di vigenza contrattuale. (qui la comunicazione di Fisascat Cisl)

 

Prosegue anche la trattativa per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per il settore scuola 2022-24 che interessa una platea di circa 1,2 milioni di lavoratori tra docenti, dirigenti e personale Ata. Il confronto tra i sindacati e l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (Aran) si sposta ora sull’inserimento dei voucher per i pasti, ma le posizioni restano distanti. (fonte) Sempre Aran è stata coinvolta anche nella riunione, tenutasi giovedì 22 maggio, per il rinnovo del contratto 2022/2024 del personale di Regioni ed enti locali, che si è però conclusa con un nulla di fatto. Sono emerse tensioni fra il ministro per la PA Paolo Zangrillo e Cgil e Uil per i termini sul rinnovo ed è stato convocato un nuovo tavolo per il 10 giugno. (fonte)

 

Giovedì 22 maggio si è tenuto uno sciopero dei lavoratori della sanità privata e delle Rsa, ai fini dello sblocco del contratto collettivo nazionale della sanità privata Aiop e Aris (fermo da 6 anni) e per l’avvio della trattativa del contratto unico delle Rsa (fermo da 13 anni). Lo sciopero è sostenuto da Fp-Cgil, Cisl-Fp e Uil-Fpl. (fonte)

 

Continuano gli scioperi per il rinnovo del Ccnl Metalmeccanici, il 15 maggio a Genova hanno manifestato i lavoratori di Abb, azienda internazionale con una sede a Sestri Ponente, dove sono impiegate circa 300 persone. Poli come Leonardo, Fincantieri e Ansaldo sono aperti alla contrattazione, mentre ABB sta bloccando il tavolo.  L’ultimo rinnovo contrattuale dei metalmeccanici risale al 2021, la scadenza era nel 2024. (fonte) Fim-Fiom-Uilm Nazionali hanno convocato per il giorno 20 Maggio una Assemblea Nazionale che si inserisce nella strategia di mobilitazione finalizzata alla ripresa delle trattative per il rinnovo Metalmeccanici, durante la quale sono state proclamate altre 8 ore di sciopero, se non si arriverà a risposte entro maggio. (fonte)

 

Martedì 13 e mercoledì 14 maggio sono state raggiunte le intese per gli accordi sindacali per lo smart working nei gruppi Banco Bpm e Crédit Agricole Italia, sottoscritti dai rappresentanti delle imprese e da quelli di Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca, Unisin. (qui il comunicato Uilca)

 

Politica e rappresentanza

 

Il 14 maggio è stata approvata la legge sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione, al capitale e agli utili delle imprese. Si tratta di una legge di iniziativa popolare promossa dalla Cisl e approvata con 85 voti favorevoli, 21 contrari e 28 astensioni, che si propone di attuare l’articolo 46 della Costituzione. La legge prevede quattro forme di partecipazione dei lavoratori: la partecipazione gestionale, quella economica e finanziaria, quella organizzativa e quella consultiva. (qui il Comunicato Stampa Cisl) Per un approfondimento e un commento puntuale relativo alla legge, rimando all’instant book realizzato dai ricercatori ADAPT.

 

La Cgil ha sottolineato l’urgenza di una legge sulla rappresentanza per evitare il dumping contrattuale e fronteggiare il venir meno dell’unità sindacale. Il segretario Maurizio Landini si è poi espresso contrariamente alla legge sulla partecipazione recentemente approvata, in quanto non darebbe una vera attuazione all’articolo 46, ma consentirebbe un tipo di partecipazione unicamente nelle mani della volontà dell’impresa, facendo venire meno la volontà dei lavoratori. (fonte)

 

Prosegue lo scontro tra maggioranza e sostenitori del referendum dell’8 e 9 giugno promosso dalla CGIL. Nelle ultime due settimane, diversi leader politici hanno preso parola sia in merito ai temi dei quesiti che sul raggiungimento del quorum. Da destra, rimane l’indicazione di astensione – fatta eccezione per Noi Moderati (che è per il no) – fortemente criticata dal PD e dalla Cgil.

 

Secondo il sondaggio Ipsos, solo il 43% degli aventi diritto andrebbe a votare oggi. I temi sul lavoro raccolgono ampio consenso, ma l’affluenza prevista (32-38%) è troppo bassa per superare il quorum. Il quorum sembra lontano anche secondo un sondaggio Eumetra, effettuato per la trasmissione Piazza Pulita. Più dell’80% del campione intervistato dichiara di conoscere le date e i temi del referendum ma l’affluenza stimata è però molto bassa, attorno al 35% ben al di sotto del livello necessario. (fonte)

 

Al di là delle questioni di posizionamento politico relative ai referendum, emergono dai giornali anche i primi articoli che cercano di entrare nel merito dei quesiti. Su la Repubblica, una pagina di confronto fra la posizione di Boeri – che sostiene il sì sulla cittadinanza e il no sui quesiti sul lavoro – e quella di Granaglia e Mornioli – che sostengono il sì a tutti e 5 i quesiti. Su Il Fatto Quotidiano un articolo di Alessandro Genovesi sulle implicazioni del quarto quesito referendario per infortuni e morti sul lavoro. Anche Pietro Ichino su la Nazione si esprime sui quesiti, dichiarando che quelli sul lavoro promettono ciò che non possono dare, mentre esprime la volontà del sì per la cittadinanza.

 

In occasione dell’audizione del 13 maggio presso la Commissione Lavoro del Senato, i rappresentanti di Confartigianato Imprese e Cna hanno espresso una posizione contraria al salario minimo, sostenendo che rischi di indebolire i salari, aumentare la frammentazione contrattuale e compromettere il welfare contrattuale conquistato con anni di negoziazione. (fonte) Anche Confprofessioni, Confcommercio e Conflavoro sono uniti nell’opporsi all’introduzione di un salario minimo e nel puntare sulla contrattazione collettiva (fonte) Di opinione diversa Unsic: l’organizzazione ha sottolineato come l’introduzione di una soglia salariale per legge non debba tradursi in un irrigidimento dannoso per le realtà produttive, soprattutto le più piccole. (fonte)

 

Vicende associative

 

Il 15 maggio si è tenuta una tavola rotonda organizzata da Uila a Bari, a cui hanno partecipato Pierpaolo Bombardieri, segretario generale Uil e Vincenzo Gesmundo, segretario generale Coldiretti. I temi affrontati spaziano da sfruttamento della manodopera e caporalato, agromafie, giusta transizione climatica e sociale, reciprocità negli accordi internazionali fino alla sicurezza sul lavoro. Associazione datoriale e sindacato hanno concordato sulla necessità di perseguire insieme azioni che vadano nella direzione di un cibo buono e giusto, realizzato nel rispetto dei lavoratori e attraverso lavoro sicuro, qualificato e giustamente retribuito. (fonte)

 

Sicurezza sul lavoro

 

Dopo l’attenzione emersa intorno al primo maggio alla sicurezza sul lavoro, continuano le riflessioni sul tema anche alla luce dei recenti dati. Secondo i dati Inail (rilevazione al 31 dicembre 2024) il 2024 si chiude con un aumento significativo delle morti sul lavoro (+4,7%) e una netta crescita delle malattie professionali. Diminuisce invece il numero totale degli infortuni sul lavoro (da 515.141 nel 2023 a 511.688 nel 2024il rischio di infortunio diminuisce, ma aumentano quelli con esito mortale. (fonte)

 

Quali sono i veri problemi degli incidenti sul lavoro? Secondo Massimo Balducci, già full professor allo European Institute of Public Administration di Maastricht, la causa è da ricercare nella mancanza di professionalità dei general e main contractors, nella mancanza di un sistema di formazione generalizzato ai “saper fare” concreti e caratteristici dei vari profili professionali, e nella mancanza di solide pratiche di onboarding. Tutti questi fattori danno luogo ad una cultura vaga e pressapochista che porta ad incidenti e bassa produttività (fonte)

 

Dopo l’incontro con i sindacati, il 20 maggio il governo ha convocato 33 organizzazioni datoriali per discutere di sicurezza sul lavoro in un vertice tra governo e datori di lavoro a Palazzo Chigi. In assenza della premier Meloni (ammalata), il vertice è stato presieduto da Alfredo Mantovano. Dal vertice emergono 3 principali punti: più formazione per i lavoratori, bonus per le aziende virtuose e più fondi a disposizione. Tra i temi affrontati: patente a punti, subappalti e soglie di accesso ai bandi Inail. (fonte)

 

È stata anche rilanciata dal governo l’idea di un protocollo condiviso sulla sicurezza, ispirato al modello anti-Covid del 2020. Anche Confindustria propone un patto con responsabilità condivise per ridurre le oltre 1000 morti sul lavoro annue, con attenzione particolare ai subappalti, indicati da ANAC come punto critico. Sono stati poi annunciati tavoli tecnici su: sicurezza in edilizia e agricoltura, formazione, emergenza caldo e sull’utilizzo dei 650 milioni stanziati per la sicurezza. (fonte)

 

Crisi aziendali

 

È di 4046 lavoratori totali la nuova richiesta di cassa integrazione straordinaria presentata ai sindacati metalmeccanici da Acciaierie d’Italia, ex Ilva, con effetto immediato, un aumento di 1000 dipendenti rispetto alla cassa in corso fino a due settimane fa. Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm hanno accusato l’azienda di aver avviato unilateralmente la comunicazione dei numeri della cassa integrazione. (fonte)

 

Dopo l’incendio del 7 maggio all’altoforno 1 dell’ex Ilva, sono iniziate le operazioni di salvaguardia dello stesso, ma che sembrano non essere state sufficientemente repentine per evitarne la compromissione definitiva, generando un’ulteriore botta e risposta tra Ilva e la procura di Taranto. Il 21 maggio si sono poi tenute 4 ore di sciopero nazionale, proclamate da Fim, Fiom e Uilm in tutti gli stabilimenti Ilva per chiedere azioni immediate al governo. Lo sciopero è avvenuto in concomitanza con la convocazione a Palazzo Chigi dei sindacati, chiesta proprio per affrontare la situazione del gruppo siderurgico Acciaierie d’Italia. L’incontro si è concluso però con un nulla di fatto e il vertice è stato riconvocato per lunedì 26 al ministero del Lavoro. (fonte)

 

Anche l’offerta economica di Baku Steel per la possibile cessione sembra subirà una forte riduzione a seguito dell’incidente che ha coinvolto l’altoforno 1. (fonte)

 

Dallo stabilimento Stellantis di San Nicola di Melfi sono arrivate le prime 8 uscite volontarie, a seguito di un accordo che prevederà 500 fuoriuscite grazie ad incentivi per favorire chi è prossimo alla pensione o desidera intraprendere nuovi percorsi lavorativi. Dalla Fiom-Cgil arriva un allarme per l’inesorabile disimpegno che porterebbe ad uno svuotamento della sede di Melfi. Di diversa opinione Fismic e Uglm che vedono gli incentivi all’esodo come un’opportunità. (fonte)

 

Maria Carlotta Filipozzi

ADAPT Junior Fellow

@MCFilipozz

 

La partecipazione agli utili, questa sconosciuta

La partecipazione agli utili, questa sconosciuta

 

Bollettino ADAPT 7 aprile 2025, n. 14

 

Benché la sua definizione per via contrattuale sia promossa attraverso i medesimi incentivi fiscali dei più noti premi di risultato, la partecipazione dei lavoratori agli utili dell’impresa resta una pratica poco conosciuta. Per verificarne l’effettiva diffusione non giovano in effetti nemmeno i report ministeriali sui premi di produttività, che pur analizzando tutti i contratti depositati ai fini delle agevolazioni fiscali di cui all’arti. 1, co. 182 della legge di bilancio per il 2016, non riportano dati in merito.

 

Eppure, la distribuzione ai lavoratori degli utili dell’impresa ha origini lontane nel nostro ordinamento. Già il Codice civile del 1942 contemplava, tra le diverse modalità con cui retribuire i lavoratori dipendenti, la partecipazione agli utili (“Il prestatore di lavoro può anche essere retribuito in tutto o in parte con partecipazione agli utili o ai prodotti, con provvigione o con prestazioni in natura”, art. 2099, co. 3, c.c.), quale forma di retribuzione variabile legata all’andamento e ai risultati dell’impresa.

 

Oggi, come anticipato, la partecipazione agli utili è annoverata tra le quote di retribuzione che, laddove introdotte da accordi aziendali o territoriali stipulati ai sensi dell’art. 51, d. lgs. n. 81/2015 (organizzazioni dotate di maggiore rappresentatività a livello comparato), possono godere della fiscalità di vantaggio (con imposta sostitutiva dell’Irpef) al pari dei premi di risultato (l. n. 208/2015 e s.m.i.).

 

Si tratta, a ben vedere, di una modalità alternativa a detti premi, con cui però condivide (in cumulo) sia il medesimo limite annuo (3.000 euro lordi), sia il reddito annuo massimo pro-capite per quanto concerne la platea di lavoratori ammessi a tassazione agevolata (80.000 euro lordi).

 

L’art. 3, d. interm. 25 marzo 2016 (attuativo della l. n. 208/2015), si preoccupa di chiarire come ai fini dell’applicazione dell’imposta sostitutiva, per partecipazione agli utili si intende l’erogazione di somme ai sensi dell’art. 2102 c.c., in base cioè agli utili netti dell’impresa e, per le imprese soggette alla pubblicazione del bilancio, in base agli utili netti risultanti dal bilancio regolarmente approvato e pubblicato.

 

Tale forma di retribuzione non è dunque da confondere con i più classici obiettivi di redditività aziendale, calcolati sulla base di indicatori di fatturato o anche utile, che concorrono invece alla determinazione dei tradizionali premi di risultato, e che, a differenza degli utili netti redistribuiti ai dipendenti, danno accesso agli sgravi fiscali solo a fronte del rispetto del requisito di incrementalità.

Nonostante le lacune nel monitoraggio ministeriale di queste forme di retribuzione, sporadiche casistiche emergono dagli ultimi rapporti sulla contrattazione decentrata della Fondazione Di Vittorio della Cgil (2024) e dell’Osservatorio OCSEL della Cisl (2021), nonché interrogando la banca dati sui contratti collettivi della Scuola di ADAPT. Tra gli esempi più virtuosi possiamo segnalare l’accordo Maglificio Miles (1° luglio 2022), dove viene definita la distribuzione di parte degli utili netti d’impresa, con soglie e costi massimi in base all’utile conseguito, introducendo poi un meccanismo di riparametrazione individuale dell’importo in base alla presenza.

 

Nel complesso, però, gli attuali incentivi sembrano non aver favorito la diffusione di questa modalità di retribuzione. Anche per questa ragione, probabilmente, il disegno di legge A.S. n. 1407 sulla partecipazione dei lavoratori, attualmente in discussione al Senato, frutto della proposta di legge Cisl presentata a fine novembre 2023 e delle modiche intervenute in sede di esame alla Camera dei Deputati, intende promuovere ulteriormente la misura, prevedendo che per l’anno 2025, in caso di distribuzione ai lavoratori di una quota degli utili di impresa non inferiore al 10% degli utili complessivi, il limite dell’importo soggetto all’imposta sostitutiva sia elevato a 5.000 euro lordi. Ma il fronte sindacale appare diviso. La Cgil, ad esempio, sostiene che la partecipazione agli utili “non rispetti la tradizionale distinzione tra proprietà e dipendenti” (Audizione informale della Cgil, VI Commissione Finanze e XI Commissione Lavoro Pubblico e Privato Camera dei Deputati, 1° febbraio 2024) e rimanda piuttosto alla contrattazione dei premi di risultato.

 

Avremo tempo, nei prossimi mesi, di conoscere l’esito dell’iter parlamentare del disegno di legge e se sarà sufficiente a inaugurare un nuovo corso. Basterà per questo il (semplice) potenziamento degli attuali vantaggi fiscali? La cautela è d’obbligo, se pensiamo anche a vecchie misure di incentivazione della partecipazione finanziaria (ci riferiamo ad un particolare fondo introdotto con legge del 2013 e istituito con apposito decreto nel 2016) poco o nulla note e sulle quali non si ha notizia di monitoraggi o esperienze di valore.

 

Ilaria Armaroli

Ricercatrice ADAPT Senior Fellow
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Marco Menegotto

Ricercatore ADAPT Senior Fellow

@MarcoMenegotto

 

Cronaca sindacale (gennaio-marzo 2025)

Cronaca sindacale (gennaio-marzo 2025)

Tra gennaio e marzo 2025 il panorama sindacale italiano è stato caratterizzato da un’intensa attività sul fronte della contrattazione collettiva e da numerose mobilitazioni. Il trimestre ha visto la firma di importanti rinnovi contrattuali in diversi settori, dall’edilizia al trasporto aereo, fino al comparto elettrico, ma anche il persistere di stalli negoziali e tensioni in ambiti strategici come la sanità privata e la metalmeccanica. Parallelamente, scioperi, presìdi e stati di agitazione hanno accompagnato vertenze aziendali e richieste di maggiori tutele salariali e occupazionali, confermando un clima di forte conflittualità e attenzione al lavoro nel panorama sindacale nazionale.

 

Contrattazione collettiva

 

Gennaio

 

Il 23 gennaio 2025 è stata firmata l’ipotesi di accordo per il rinnovo del CCNL degli esercizi Cinematografici per il triennio 2023-2026. La firma è arrivata dopo una trattativa lunga due anni, difficile soprattutto per il tema della classificazione professionale (pulizia/riassetto dei servizi igienici). Gli aumenti previsti sono di 200€ per i FTE al quarto livello, suddivisi in due tranches. (qui il comunicato FIsstel-Cisl) Il rinnovo è stato firmato da Fistel Cisl e UIlcom Uil, ma non da Slc Cgil. (fonte)

 

Il 27 gennaio 2025, Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil hanno firmato, insieme a FederlegnoArredo, l’accordo per l’adeguamento dei minimi retributivi sulla base dell’indice IPCA per il Ccnl Legno Industria. L’aumento complessivo nel triennio è previsto per 292€ al quinto livello. (fonte)

 

Il 29 gennaio è stato il turno del Ccnl Edilizia industria e cooperativa, per il quale è stata trovata l’intesa sulla parte economica per il triennio 2025-2028. A firmare sono stati Ance, Legacoop, Confcooperative e Agci con Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil. L’accordo prevede un aumento complessivo di 180€ per gli operai comuni suddiviso in tre tranches. (fonte) Il rinnovo completo, compreso di parte normativa, è invece stato raggiungo il 21 febbraio. (qui il comunicato Ance)

 

Nella stessa giornata, si è conclusa (con l’accordo di Rieti) la tornata di rinnovi dei 95 contratti provinciali per operai agricoli e florovivaisti, che prevedono un aumento salariale medio del 6% nel biennio 2024-2025 e nuove tutele su maternità, violenza di genere, sicurezza e inclusività. Questi accordi provinciali hanno valenza di contratto di primo livello. La Flai Cgil sottolinea che questi rinnovi preparano la prossima fase di negoziato per il contratto nazionale, in scadenza il 31 dicembre. (fonte)

 

Febbraio

 

Il 7 febbraio 2025, le associazioni datoriali Assaeroporti, Aeroporti 2030, Assaereo, Assocontrol, Assohandlers, Fairo, Federcatering e le organizzazioni sindacali Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uil Trasporti e Ugl Trasporto Aereo hanno sottoscritto la parte generale del nuovo Ccnl del Trasporto aereo, con efficacia del 1° gennaio 2025. (fonte) La parte specifica è stata rinnovata in seguito, a giugno dello stesso anno. (fonte)

 

L’11 febbraio 2025 è stato firmato l’accordo per il rinnovo del Ccnl del Settore Elettrico che coinvolge 60.000 addetti, in quasi 130 aziende, tra cui Enel, Sogin, Terna e Gse. A firmare sono Filctem Cgil, Flaei Cisl, Uiltec Uil con le datoriali del settore, tra cui Elettricità futura, Utilitalia ed Energia Libera. L’accordo prevede un aumento salariale complessivo di 312 euro nel triennio, con un incremento medio sui minimi di 290 euro distribuito in quattro tranche. (fonte)

 

Il 18 febbraio 2025 Uniontessile Confapi e le organizzazioni sindacali Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec-Uil hanno sottoscritto l’ipotesi di accordo per il rinnovo del CCNL del settore tessile-abbigliamento-moda e comparti affini, scaduto il 31 marzo 2024, per il triennio 2024-2027. L’intesa interessa 52mila addetti occupati in circa 6.000 piccole e medie imprese e prevede un aumento medio sui minimi di 200€ al quarto livello distribuito in tre tranche. (qui il comunicato Filctem Cgil)

 

Il 26 febbraio 2025, presso la sede di Confcommercio a Roma, Assipan, Fiesa-Confesercenti e Assopanificatori, con l’assistenza delle rispettive confederazioni, e le organizzazioni sindacali Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil hanno sottoscritto la stesura del CCNL della Panificazione, in attuazione dell’accordo di rinnovo del 18 luglio 2024. (fonte)

 

Marzo

 

Il 20 marzo 2025 si è concluso, con la sottoscrizione del verbale ministeriale, il rinnovo del CCNL Autoferrotranvieri-Internavigatori 2024-2026, avviato nel 2023 e sbloccato dopo mobilitazioni culminate nella manifestazione nazionale dell’8 novembre 2024. L’accordo prevede una tantum di 500 euro a marzo 2025, un aumento complessivo di 200 euro (160 tabellare + 40 EDR) in due tranche tra marzo 2025 e agosto 2026, e un trattamento integrativo mensile fino a 40 euro legato ad accordi aziendali sull’orario di lavoro, con possibilità di conversione in permessi retribuiti. (fonte) Firmano l’accordo e Associazioni Agens, Anav, Asstra e le Organizzazioni sindacali Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Faisa Cisal, Ugl-Fna. (qui il testo)

 

Lavoro pubblico

 

Il 27 gennaio 2025, l’Aran e le parti sindacali hanno sottoscritto in via definitiva il testo del CCNL del Comparto Funzioni Centrali per il periodo 2022-2024. L’accordo prevede un incremento stipendiale medio di circa 165€ per 13 mensilità. Tra le tre confederazioni sindacali, hanno apportato la firma solo Cisl e Cisl FP, mancano invece quelle di Cgil con Fp Cgil e Uil con Uil Pa. (fonte, qui il testo)

 

Scioperi e manifestazioni

 

Gennaio

 

Dopo la rottura delle trattative per il rinnovo del Ccnl Metalmeccanica fra Federmeccanica, Assistal e Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil a metà novembre 2024 a cui sono seguite numerose mobilitazioni, il 22 gennaio 2025 Fiom, FIm e Uilm hanno proclamato ulteriori 8 ore di sciopero da effettuare nel mese di febbraio. La decisione è stata presa in risposta alla decisione di Federmeccanica e Assital di avviare una ‘contropiattaforma’ e alla mancata convocazione per la ripresa del confronto. (qui il comunicato congiunto)

 

I sindacati Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl hanno annunciato un presidio il 31 gennaio a Roma davanti al Ministero della Salute per protestare contro il rifiuto di Aiop e Aris di avviare le trattative per il rinnovo dei contratti della sanità privata (fermo da 6 anni) e delle RSA (fermo da 13). (fonte)

 

Febbraio

 

Nei primi giorni di febbraio 2025 è scattato lo stato di agitazione delle lavoratrici e dei lavoratori di McDonald’s Italia, indetta da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs. La mobilitazione è stata annunciata in reazione all’indisponibilità dell’azienda ad avviare un tavolo di trattativa per la definizione di un contratto integrativo. (fonte) Dopo numerose vicissitudini si è infine arrivati alla firma del primo contratto integrativo aziendale di McDonald’s a novembre 2025. (qui un approfondimento di su Bollettino Adapt)

 

L’8 febbraio la Cgil e le categorie Filctem, Fiom, Fillea, Filt e Filcams hanno annunciato una manifestazione davanti al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, in occasione dell’incontro convocato sulla vertenza Eni Versalis. Nella stessa giornata la Filctem Cgil ha proclamato 8 ore di sciopero nazionale in tutti i siti dell’azienda per i lavoratori diretti, contestando il piano di dismissione della chimica di base. Il 4 marzo la Filctem ha confermato una nuova giornata di mobilitazione per lunedì 10 marzo, con altre 8 ore di sciopero e una manifestazione sotto la sede del MIMIT, ribadendo la richiesta al Governo di non sostenere un piano industriale giudicato dannoso per l’industria e l’occupazione. (qui e qui i comunicati Cgil)

 

Il 19 febbraio 2025, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno proclamato lo stato di agitazione e un pacchetto di 24 ore di sciopero per le lavoratrici e i lavoratori Ikea, dopo la rottura delle trattative per il rinnovo del contratto integrativo aziendale. I sindacati accusano la multinazionale svedese di aver ignorato le richieste avanzate in oltre un anno e mezzo di confronto e contestano alcune proposte ritenute peggiorative, tra cui il mancato riconoscimento delle maggiorazioni ai nuovi assunti, modifiche al sistema delle professionalità, la cancellazione della “malattia statistica” e l’obbligatorietà del lavoro festivo. (fonte)

 

Marzo

 

Fim, Fiom E Uilm hanno proclamato una mobilitazione unitaria in Dana per chiedere un confronto trasparente e garanzie sul futuro dei lavoratori in vista della cessione del ramo off-highway. I sindacati hanno chiesto un incontro al Ministero delle Imprese e si oppongono a delocalizzazioni, esternalizzazioni e possibili licenziamenti. La mobilitazione prevede quattro ore di sciopero, estendibili a otto, il 17, 18 o 19 marzo. (qui il comunicato congiunto)

 

Il 17 marzo gli oltre 1.200 dipendenti di Feltrinelli e Finlibri hanno scioperato a livello nazionale, dopo l’avvio dello stato di agitazione, per protestare contro la mancata disponibilità dell’azienda a chiudere il rinnovo del contratto integrativo aziendale. Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs denunciano l’assenza di progressi concreti nella trattativa e hanno giudicato insufficienti le proposte aziendali, in particolare sull’aumento del buono pasto e sul premio di risultato. (fonte)

 

Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno proclamato uno sciopero dei lavoratori e delle lavoratrici di Pegaso Security per la giornata del 31 marzo in seguito alle denunce di condizioni di lavoro ormai insostenibili, tra mancati pagamenti delle retribuzioni, errori nelle buste paga e sospensioni della licenza in diverse province. I sindacati criticano anche il silenzio dell’azienda, che non ha fornito risposte alle contestazioni inviate. (fonte)

 

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